Pubblicati i risultati del Progetto Anaxum dell'Università degli Studi di Udine

Pubblicati i risultati del Progetto Anaxum dell'Università degli Studi di Udine

Durante gli scavi effettuati lo scorso anno 2014 nell'ambito del Progetto Anaxum dell'Università degli Studi di Udine, in Italia, sono stati raccolti più di 700 resti di epoca romana Tra i quali ci sono piastrelle, ceramiche, vasi e vetro tra gli altri.

Questi scavi sono stati diretti e coordinati da Massimo Capulli, archeologo e docente di Metodologia della ricerca archeologica e sono stati i quarti scavi effettuati dall'Università degli Studi di Udine in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia.

I risultati di questi scavi e le loro indagini sono stati molto interessanti, suscitando grande interesse tra un gran numero di esperti di scavi subacquei, archeologia e storia, dove si prevede che questi resti possano essere ottenere ottime informazioni questo aiuta a completare il puzzle della storia dei romani e dell'Italia, anche se molto è già noto.

Tra gli atti delle autorità che hanno partecipato alla presentazione dei risultati dell'indagine, evidenzia il intenzione di avviare un memorandum d'intesa come obiettivo di creare un parco, qualcosa come un museo archeologico a cielo aperto, che potrebbe essere dotato di diverse strutture per mostre, sia permanenti che temporanee, qualcosa che potrebbe essere un'importante attrazione turistica come già accade in altre destinazioni in Europa.

L'indagine è stata condotta interamente nell'area del fiume Stella ed è durata circa sette settimane. La maggior parte delle indagini si è concentrata principalmente su un'area nota come "Stella 1"E in questa zona del fiume è stato ritrovato il relitto così come un gran numero di oggetti sparsi in tutta l'area, anche se si sospetta che in tutta l'area possano esserci ancora più oggetti o relitti di altri relitti.

[Tweet "Sono state necessarie 164 immersioni per salvare 700 oggetti romani"]

Lo ha rivelato Massimo Capulli il recupero dei 700 oggetti ha richiesto 164 immersioni e circa 175 ore di lavoro sott'acqua, con cui sono state recuperate dall'alveo circa 3,2 tonnellate di importante materiale archeologico e non è escluso che, fintantoché ci saranno i finanziamenti per l'ampliamento del progetto, si potranno continuare ad ottenere pezzi diversi dall'intera area o da altri luoghi del Fiume.

Come in tutti i casi, il finanziamento è uno degli oneri principali per lo sviluppo di molti scavi e indagini, ma con l'elevato numero di oggetti ritrovati, non sorprende che quest'anno si possano fare nuovamente nuove immersioni.

Dopo gli studi di Storia all'Università e dopo molte prove precedenti, è nato Red Historia, un progetto che è emerso come mezzo di divulgazione dove si possono trovare le notizie più importanti di archeologia, storia e scienze umane, oltre ad articoli di interesse, curiosità e molto altro. Insomma, un punto d'incontro per tutti dove condividere informazioni e continuare ad apprendere.


Video: Aperture: Cervello, empatia e altruismo - Salvatore M. Aglioti